«E spesso coloro che erano ammessi alla visita scorgevano un operaio intriso di sudore e di polvere di cemento, prono sul pavimento del pianterreno, con due suole di scarpe legate ai ginocchi per potersi trascinare su quelle di metro in metro, lavorare assiduo ed attento a un grande mosaico che nulla aveva da invidiare, per lo spirito arcaico, ai mosaici di san Marco…». (Gino Damerini)
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Particolare della decorazione musiva dell’atrio ideata dal barone Giorgio Franchetti © Blu Oscar

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